Le capitali UE stanno “coordinando strettamente” la risposta alle nuove minacce di AI provenienti dagli Stati Uniti

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Il ministero dell'economia tedesco ha confermato a Euractiv di essere in contatto con Washington e di coordinarsi con la Commissione europea e con gli altri Stati membri firmatari dell'AI Opportunity Statement, mentre il ministero per il digitale esclude l'ingresso nell'organizzazione cinese. Dodici paesi dell'Unione hanno sottoscritto quel documento il 25 giugno, tra cui Germania, Italia e Polonia, con Francia e Spagna rimaste fuori.

La risposta europea all’avvertimento americano sull’intelligenza artificiale ha trovato una prima voce ufficiale, e arriva da Berlino.

Il ministero dell’economia tedesco ha confermato a Euractiv di avere aperto un canale diretto con l’amministrazione statunitense, con un confronto che riguarda il futuro della coalizione a guida americana insieme alle strade percorribili per rafforzare la tenuta delle forniture legate all’intelligenza artificiale. «Su questo tema stiamo collaborando strettamente anche nell’ambito dell’UE, in particolare con la Commissione europea e gli Stati membri partecipanti», ha spiegato un portavoce del dicastero, con una formula che sposta il dossier dal piano dei rapporti bilaterali a quello comunitario. Dal ministero tedesco per il digitale è arrivata una precisazione più asciutta, con l’esclusione di qualsiasi piano di ingresso nell’organismo promosso da Pechino.

Cosa chiede la lettera americana ai governi firmatari

Il documento all’origine di questo movimento diplomatico è una bozza preparata dal Dipartimento di Stato e rivelata da Reuters il 14 agosto, indirizzata ai trentacinque governi che il 25 giugno hanno sottoscritto insieme agli Stati Uniti l’AI Opportunity Statement. Il testo avverte che l’adesione alla World Artificial Intelligence Cooperation Organisation, l’organismo intergovernativo costituito a Shanghai il 16 luglio da ventinove Paesi, costa il posto nella coalizione tecnologica americana. La Cina, nella lettera, non viene mai nominata.

Per capire il peso di quell’avvertimento serve guardare alla cornice dentro cui è maturato. La Pax Silica era stata lanciata dal sottosegretario per gli affari economici Jacob Helberg nel dicembre 2025 come progetto di punta della diplomazia economica statunitense, con un perimetro che copre l’intera filiera, dall’estrazione dei minerali critici all’energia, dalla manifattura avanzata ai semiconduttori, fino alle infrastrutture per i data center. Chi firma entra in un circuito di investimenti condivisi sui progetti legati all’intelligenza artificiale e accetta forme di coordinamento sui controlli all’esportazione. I testi in circolazione sono due e vanno tenuti distinti: la Pax Silica Declaration conta ventiquattro aderenti, con la Commissione europea che ha sottoscritto per le materie di competenza dell’Unione e con l’Italia arrivata a fine luglio a Brindisi, mentre l’AI Opportunity Statement raccoglie il gruppo più ampio dei trentacinque governi su una convergenza di principio, con obblighi giuridici molto leggeri. Proprio quella morbidezza sarebbe il varco che la lettera intende chiudere, come segnala la frase attribuita alla bozza, «fare parte di tutto significa fare parte di niente».

Il campanello che ha accelerato la stesura porta il nome del Kazakistan, unico Stato finora presente su entrambi i fronti.

Quali paesi dell’Unione hanno firmato la dichiarazione di giugno

La geografia delle adesioni europee racconta una compattezza parziale. Dodici Stati membri hanno sottoscritto la dichiarazione americana, tra loro Germania e Italia insieme alla Polonia, mentre Francia e Spagna hanno preferito restare fuori. Il coordinamento annunciato da Berlino si muove quindi dentro un gruppo che comprende poco meno della metà dei Ventisette, con una parte dei governi esposta in prima persona alle conseguenze indicate nel documento americano e un’altra parte che osserva la vicenda da una posizione differente. La distanza pesa sulla capacità del blocco di presentarsi a Washington con una linea riconoscibile.

La lettera resta al momento un testo privo di data e mai spedito, che potrebbe essere riscritto prima della partenza. Il Dipartimento di Stato ha rifiutato di commentare quelli che ha definito documenti interni presuntamente trapelati.