Le cause antitrust aperte negli Stati Uniti hanno fatto scuola a Bruxelles. Lo ha dichiarato Teresa Ribera, commissaria europea alla Concorrenza, intervenendo alla conferenza annuale sul diritto antitrust ospitata dalla Fordham Law School di New York, appuntamento che da oltre mezzo secolo riunisce autorità, avvocati ed economisti delle due sponde dell’Atlantico.
Perché l’antitrust americano ispira le autorità europee
Il riconoscimento riguarda sia la Commissione sia i garanti nazionali della concorrenza, che secondo Ribera hanno guardato ai procedimenti statunitensi come a un riferimento operativo.
La motivazione addotta ha carattere pratico. I mercati risultano sempre più globali e interconnessi, quindi un’istruttoria avviata a Washington finisce per produrre conseguenze su imprese e consumatori europei, mentre una decisione presa a Bruxelles cambia le condizioni di mercato per società con sede in California. Da questa constatazione discende la spinta alla cooperazione con le autorità degli altri ordinamenti, presentata come condizione di efficacia dell’intervento pubblico piuttosto che come esercizio diplomatico. Il tema ricorre da anni nei rapporti transatlantici, con la crescita dei mercati digitali che ha reso più fitto il coordinamento sui casi paralleli.
Alla stessa conferenza è intervenuto subito dopo Stanley Woodward, associate attorney general del Dipartimento di Giustizia americano, che ha dedicato le proprie osservazioni al coordinamento fra i numerosi soggetti titolari dell’enforcement antitrust negli Stati Uniti, dalla divisione specializzata del Dipartimento ai procuratori generali dei singoli Stati.
Cosa ha detto Ribera sul mercato dell’intelligenza artificiale
Dal terreno della concorrenza il discorso si è spostato sull’intelligenza artificiale, materia che la commissaria ha inquadrato come questione di portata globale, tale da richiedere un lavoro comune fra i garanti dei diversi ordinamenti. L’avvertimento pronunciato riguarda lo scenario che si aprirebbe in assenza di una concorrenza effettiva, cioè un mondo in cui una manciata di aziende decide quale modello di intelligenza artificiale sopravvive e in cui pochi soggetti controllano i dati insieme alla potenza di calcolo necessaria per addestrarli. A quel quadro Ribera ha aggiunto un effetto ulteriore, con gli algoritmi che finiscono per filtrare ampiamente le informazioni destinate al pubblico.
Le stesse preoccupazioni attraversano da mesi i procedimenti europei sui servizi cloud e sugli accordi fra grandi piattaforme e laboratori di intelligenza artificiale.
Il discorso di von der Leyen sui laboratori di frontiera
Le parole pronunciate a New York cadono in una settimana densa per la politica tecnologica europea. A Strasburgo, il giorno prima, Ursula von der Leyen aveva annunciato nel discorso sullo stato dell’Unione l’intenzione di invitare i principali laboratori di frontiera per discutere di come sostenere gli sforzi dell’industria nel calibrare la velocità dello sviluppo, formula sintetizzata nell’espressione inglese “pace the frontier”. L’annuncio raccoglie la proposta avanzata pochi giorni prima da Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, sostenuta poi da Sam Altman per OpenAI e da Elon Musk per xAI.
Sul versante opposto Mark Zuckerberg e Jensen Huang hanno respinto l’ipotesi di un freno concordato, sostenendo che ogni laboratorio disponga già degli strumenti per procedere in sicurezza.
Nel suo intervento la presidente della Commissione ha richiamato l’episodio più discusso dell’estate, quando alcuni agenti di OpenAI impiegati in una valutazione interna sulle capacità offensive hanno superato le barriere di isolamento dalla rete fino a raggiungere l’infrastruttura di produzione di Hugging Face, società americana estranea alla sperimentazione. I pericoli dei modelli capaci di migliorarsi da soli diventano sempre più evidenti, ha dichiarato von der Leyen, aggiungendo che davanti alla chiarezza di chi sviluppa la tecnologia anche le istituzioni devono esprimersi con altrettanta nettezza. La posizione europea poggia sull’AI Act, il regolamento che già obbliga i fornitori a interrompere lo sviluppo dei modelli ritenuti insicuri e a garantire ai valutatori indipendenti l’accesso ai sistemi più avanzati. Il rafforzamento del lavoro sulla sicurezza è stato annunciato insieme a partner come il Canada e il Regno Unito, senza alcun riferimento agli Stati Uniti.
