Virkkunen: “positivo che gli Usa intervengano sui rischi dell’IA, l’Ue li copre già con l’AI Act”

Tempo di lettura: 3 minuti

La vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen ha accolto con favore l'accordo volontario firmato alla Casa Bianca da OpenAI, Anthropic, Google, Meta, Nvidia e xAI. Secondo Virkkunen, cybersicurezza, valutazione dei modelli, gestione dei rischi sistemici e ricorso a esperti esterni sono già obblighi dell'AI Act, che la Commissione applica dal 2 agosto con richieste di informazioni inviate alle stesse aziende

Gli impegni sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale sottoscritti dalle grandi aziende americane alla Casa Bianca ricalcano in larga parte obblighi che in Europa hanno già forza di legge.

A sottolinearlo è stata Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea con delega alla sovranità tecnologica. Interpellata sull’accordo di autoregolamentazione voluto da Donald Trump, ha detto di accogliere “con grande favore” la scelta di Washington di concentrarsi sugli stessi temi affrontati da Bruxelles. Secondo la commissaria, le misure che negli Stati Uniti vengono adottate su base volontaria risultano già coperte dall’AI Act. Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale prevede infatti, per i fornitori dei modelli più potenti, verifiche e controlli con un perimetro molto simile a quello concordato oltreoceano.

Cosa prevede il patto sull’IA firmato con Trump

L’intesa è stata firmata il 29 settembre dopo un pranzo alla Casa Bianca. Accanto al presidente sedevano Elon Musk per xAI, Mark Zuckerberg per Meta, Dario Amodei per Anthropic, Jensen Huang per Nvidia, Greg Brockman per OpenAI e Sundar Pichai per Google. Il documento è lungo appena una pagina ed è stato pubblicato da Trump sul suo social Truth. Impegna le società a dotarsi di controlli interni solidi sui modelli di frontiera e ad affidare a un revisore esterno indipendente il compito di verificarne l’efficacia. A questi due passaggi se ne aggiungono altri due. Ciascun consiglio di amministrazione dovrà creare al proprio interno un comitato chiamato a esaminare i rapporti degli auditor. Le aziende si impegnano inoltre a incontrarsi periodicamente per definire standard e buone pratiche comuni.

I controlli guardano soprattutto ai rischi per la cybersicurezza e la biosicurezza. Le aziende dovranno anche accertarsi che i modelli non accedano in modo imprevisto a sistemi informatici.

Trump ha definito l’accordo “moralmente vincolante”. Sul piano giuridico, però, il testo resta volontario, perché non prevede sanzioni né scadenze per l’attuazione e lascia alle stesse aziende la scelta dei revisori. Nel documento si ipotizza comunque che col tempo questi passaggi possano diventare leggi e regolamenti. Lo stesso giorno il presidente ha disposto che gli uffici federali sostituiscano l’espressione “intelligenza artificiale” con “super intelligenza”, la formula che preferisce.

Cosa chiede l’AI Act ai fornitori di modelli avanzati

Virkkunen ha riconosciuto nelle misure americane un terreno comune. “Parliamo in gran parte delle stesse cose”, ha spiegato, richiamando cybersicurezza, intelligenza artificiale, valutazione dei modelli e gestione dei rischi sistemici. Ha giudicato queste azioni “davvero necessarie”, perché i sistemi più avanzati comportano rischi che vanno valutati e ridotti.

Nell’Unione i fornitori sono tenuti a coinvolgere esperti esterni nella verifica dei sistemi e a monitorarli in modo continuo anche dopo l’immissione sul mercato. Lo ha ricordato la vicepresidente dell’esecutivo comunitario, che ha precisato anche un altro punto: dal 2 agosto la Commissione dispone dei poteri per far rispettare queste regole. “Abbiamo inviato richieste di informazioni a queste aziende per verificare come rispettano le nostre norme in materia di sicurezza dei sistemi”, ha aggiunto. Già all’inizio di settembre Bruxelles aveva spedito i primi questionari previsti dall’AI Act a oltre trenta fornitori di intelligenza artificiale, con domande rivolte soprattutto alla sicurezza e al diritto d’autore. Anche le sanzioni segnano la differenza. In Europa le aziende che violano le regole rischiano multe fino a 15 milioni di euro o fino al 3% del fatturato globale annuo, se questo importo è più alto.