Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha dato il via a una campagna economica su scala globale contro l’Iran, ribattezzata Operazione Economic Outcast e presentata dal segretario Scott Bessent come un “D-Day economico” contro Teheran. Su indicazione del presidente Trump, il provvedimento coinvolge l’intero apparato del governo americano e punta a colpire ogni canale finanziario che sostiene il regime iraniano e le Guardie della Rivoluzione Islamica. A distanza di poche ore, lo stesso Trump ha annunciato su Truth Social la rimozione di tutte le mine dallo Stretto di Hormuz, intrecciando la leva finanziaria a quella militare in una sola giornata di massima pressione su Teheran.
Cinque settori sotto la lente dell’Office of Foreign Assets Control
L’Office of Foreign Assets Control ha emesso cinque determinazioni settoriali basate sull’Executive Order 13902. Da oggi l’agenzia può sanzionare qualunque soggetto, ovunque si trovi, che operi in questi ambiti a sostegno dell’economia iraniana.
I settori individuati comprendono gli asset digitali, la tecnologia, l’oro, l’aviazione e il trasporto marittimo, cinque ambiti che secondo il Tesoro rappresentano altrettante vie di fuga per un’economia sempre più isolata. Le criptovalute vengono descritte come uno strumento sempre più utilizzato per aggirare le sanzioni e finanziare transazioni collegate alle Guardie della Rivoluzione, mentre l’accesso a tecnologie avanzate servirebbe a sostenere i programmi d’arma del paese. L’oro, secondo la ricostruzione ufficiale, viene impiegato per arginare la svalutazione del rial in un contesto di inflazione elevata, mentre le compagnie aeree formalmente commerciali e le flotte petrolifere continuerebbero a trasportare uomini, armi, tecnologia e liquidità verso i proxy regionali di Teheran. Per le aziende cripto, le piattaforme fintech e i fornitori tecnologici che operano con controparti internazionali, la determinazione amplia sensibilmente il perimetro di compliance da monitorare.
Quasi 60 designazioni tra individui, società e imbarcazioni
Il pacchetto sanzionatorio ha colpito complessivamente quasi 60 tra entità, individui e imbarcazioni distribuiti in diverse giurisdizioni. Tra i soggetti designati figura un gruppo di cyber attori diretto dal Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza iraniano, ritenuto responsabile di intrusioni in infrastrutture critiche statunitensi nei settori energetico, sanitario, finanziario e della difesa.
L’azione coordinata con l’indagine dell’FBI ha portato alla designazione di quattro dei diciassette cyber attori iraniani coinvolti nell’atto d’accusa reso noto lo scorso 18 agosto, alcuni dei quali risultano legati anche a un furto di criptovalute per un valore superiore a 30.000 dollari in bitcoin, sottratti a un portafoglio digitale nell’estate del 2023. Il provvedimento coinvolge anche una rete di intermediari, società di comodo e imbarcazioni della cosiddetta shadow fleet, attiva tra Emirati Arabi Uniti, Hong Kong, Cina, Singapore e Svizzera, utilizzata per trasportare petrolio iraniano e incanalarne i proventi verso le Guardie della Rivoluzione Islamica e i suoi elementi regionali. Cinque petroliere, tra cui la SIFRA e la QUANTUM HOPE, sono state identificate come proprietà bloccate delle rispettive società armatrici, mentre il Dipartimento di Stato ha designato in parallelo sette membri della leadership militare iraniana e due entità coinvolte in attacchi contro le forze statunitensi nella regione.
Trump dichiara sminato lo Stretto di Hormuz
A poche ore dall’annuncio delle sanzioni, Donald Trump ha comunicato attraverso Truth Social che lo Stretto di Hormuz è stato completamente liberato dalle mine presenti nelle sue acque internazionali. Secondo quanto scritto dal presidente, la Marina statunitense gli avrebbe riferito che tutti gli ordigni sono stati rimossi o fatti brillare, mentre l’Iran è stato avvertito che qualunque nave sorpresa a posizionarne di nuovi verrà immediatamente e sistematicamente distrutta. Trump ha parlato di una politica di tolleranza zero assoluta riguardo al posizionamento di mine nello stretto, precisando che gli Stati Uniti, attraverso la Space Force, stanno monitorando ogni centimetro quadrato dell’area, incluso il sito di Pickaxe Mountain, già indicato nei mesi scorsi come possibile obiettivo strategico insieme ad altri tre siti nucleari iraniani che il presidente considera già distrutti. A metà luglio lo stesso Trump aveva indicato in un’intervista al conduttore radiofonico Hugh Hewitt quel sito, noto in farsi come Kuh-e Kolang Gaz La, come un possibile bersaglio, pur ammettendo che al momento non risultavano attività rilevate in quel luogo, mentre una fonte di alto livello della sicurezza iraniana aveva risposto alla CNN definendo devastante l’eventuale reazione della Repubblica islamica a un attacco contro quel sito, respingendo come infondate le accuse legate al programma nucleare. Gli Stati Uniti e l’Iran non conducono scambi di attacchi aerei diretti da diverse settimane, ma le tensioni nello stretto restano alte, con il controllo del passaggio marittimo che continua a rappresentare uno dei terreni di scontro più concreti tra le due parti, proprio mentre sul fronte finanziario si apre un nuovo capitolo della pressione sanzionatoria americana.
Il digitale protagonista della pressione geopolitica
Chi si occupa di regolazione digitale osserva da tempo come le sanzioni economiche stiano diventando uno strumento sempre più sofisticato, capace di intercettare flussi finanziari attraverso asset digitali, filiere tecnologiche e reti logistiche prima ancora che attraverso i canali bancari tradizionali.
L’ampliamento del perimetro sanzionatorio a cripto e tecnologia impone alle imprese europee un livello di due diligence che fino a pochi anni fa riguardava quasi esclusivamente il settore finanziario, e questo vale tanto per chi opera con controparti in Medio Oriente quanto per chi gestisce transazioni in valuta digitale su scala globale. La vicenda dello Stretto di Hormuz aggiunge un ulteriore livello a questo scenario: la sorveglianza satellitare della Space Force, il monitoraggio dei movimenti navali e la tracciabilità dei pagamenti in criptovalute mostrano come infrastrutture digitali e strumenti geopolitici siano ormai parte dello stesso sistema di controllo, in un contesto normativo che continua a rincorrere una realtà geoeconomica sempre più interconnessa.
