L’amministrazione Trump valuta un nuovo pacchetto di dazi sui semiconduttori che allargherebbe il raggio d’azione delle misure già in vigore, includendo i dispositivi che montano i chip insieme ai componenti stessi. Politico riporta la notizia citando otto persone a conoscenza dei colloqui interni alla Casa Bianca: il provvedimento riguarderebbe laptop, console da gioco e server per data center, con un impatto diretto sui costi dell’infrastruttura che sostiene l’espansione dell’intelligenza artificiale a livello globale.
Quali prodotti comprende il nuovo pacchetto di dazi
Le precedenti misure tariffarie statunitensi si erano concentrate quasi esclusivamente sui chip come prodotto singolo. Il nuovo pacchetto allo studio sposterebbe l’attenzione sui dispositivi finali che li incorporano. Secondo le ultime indiscrezioni, confermate anche dalla ricostruzione di Politico, l’elenco dei prodotti coinvolti comprenderebbe i personal computer portatili, le console per videogiochi e, soprattutto, i server destinati ai data center che alimentano i servizi cloud e i modelli di intelligenza artificiale. Si tratta di una platea di beni molto più ampia rispetto ai dazi introdotti a gennaio, quando l’amministrazione aveva colpito con un’aliquota del 25% una categoria specifica di chip destinati all’addestramento e all’esecuzione di sistemi di intelligenza artificiale. L’estensione ai prodotti finiti risponde, secondo le fonti citate dalla testata americana, alla difficoltà di isolare il valore del singolo componente quando il chip viene assemblato all’interno di un dispositivo complesso prodotto altrove.
Come funzionerebbe l’esenzione voluta da Lutnick
Il segretario al Commercio Howard Lutnick avrebbe una preferenza precisa sul meccanismo da adottare. La proposta legherebbe l’esenzione dai dazi agli investimenti diretti che le aziende straniere destinano alla produzione di semiconduttori sul territorio statunitense, in una logica già sperimentata con altri accordi settoriali degli ultimi mesi. Le imprese che dimostrano un impegno concreto nella costruzione o nell’ampliamento di impianti produttivi negli Stati Uniti resterebbero fuori dal perimetro tariffario, mentre chi continua a importare senza alcun impegno manifatturiero pagherebbe l’aliquota piena. Il modello ricalca in parte l’accordo raggiunto con GlobalFoundries, che ad agosto ha ricevuto un investimento pubblico di 300 milioni di dollari per lo sviluppo della fotonica applicata all’intelligenza artificiale, ottenendo in cambio una quota azionaria ceduta al Dipartimento del Commercio.
Il testo del provvedimento non sarebbe ancora definito nei dettagli e le fonti consultate da Politico parlano di un possibile periodo di transizione prima dell’entrata in vigore piena delle nuove regole, con la clausola che l’intero impianto potrebbe cambiare forma nelle prossime settimane.
Cosa cambia per le imprese europee e per i data center dell’intelligenza artificiale
Il tema tocca da vicino le aziende europee che dipendono da fornitori americani per l’hardware dei propri data center. A maggio il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer aveva escluso dazi imminenti sul comparto, pur ribadendo l’importanza di proteggere la filiera dei semiconduttori per favorire il rientro della produzione negli Stati Uniti. Le ipotesi allo studio ora ampliano quel perimetro proprio nel momento in cui la domanda di server per l’intelligenza artificiale cresce a livello globale, mentre in Europa la Commissione porta avanti in parallelo il Chips Act 2.0 per ridurre la dipendenza dai fornitori extraeuropei di componenti critici. Un aumento dei costi dell’hardware americano finirebbe per pesare sui piani di espansione dei data center europei, in un contesto già segnato dalle tensioni sulle catene di approvvigionamento dei semiconduttori avanzati, come dimostra l’inchiesta aperta a Taiwan sulla sparizione di decine di server Nvidia destinati alla Cina.
Una pressione economica su più fronti
I dazi sui semiconduttori non sono l’unico strumento di pressione economica che l’amministrazione Trump muove in queste settimane. Il Dipartimento del Tesoro ha avviato l’Operazione Economic Outcast, ampliando le sanzioni secondarie su cripto e tecnologia legate all’Iran, nello stesso periodo in cui Trump ha dichiarato sminato lo Stretto di Hormuz avvertendo Teheran con tolleranza zero. Le due iniziative restano distinte per finalità e base giuridica, ma insieme mostrano un’amministrazione che affianca tariffe commerciali e sanzioni finanziarie come leve complementari della propria politica economica estera.
