Ecommerce e dogane, il Parlamento europeo approva le nuove regole e arriva la tassa sui pacchi extra-UE

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Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la riforma del codice doganale, che introduce entro il 1° novembre 2026 una tassa di gestione su ogni articolo acquistato da negozi online extra-UE e spedito ai consumatori europei. Venditori e piattaforme extra-UE diventano importatori responsabili dei dazi e della conformità dei prodotti, con multe fino al 6% del valore delle merci importate e una nuova autorità doganale europea con sede a Lille.

Ogni articolo comprato su un negozio online con sede fuori dall’Unione europea e spedito direttamente a un consumatore europeo sarà soggetto alla nuova tassa sui pacchi extra-UE, un onere legato ai controlli doganali. Lo prevede la riforma del codice doganale dell’Unione, il corpo di regole che disciplina l’ingresso delle merci nel mercato unico, approvata in via definitiva dal Parlamento europeo in seconda lettura dopo il via libera formale già concesso dal Consiglio il 3 settembre.

Chi paga la tassa di gestione sui pacchi extra-UE

La misura centrale è una tassa di gestione applicata a ciascun articolo, che i paesi dell’Unione dovranno iniziare a riscuotere entro il 1° novembre 2026.

Il prelievo serve a coprire le spese crescenti che le autorità doganali sostengono per trattare un volume enorme di singoli pacchi, ognuno dei quali va registrato e, quando necessario, verificato. A versarlo sarà lo stesso soggetto che paga gli altri oneri doganali relativi alla spedizione, una scelta pensata per evitare che il costo venga scaricato sugli acquirenti. La cifra esatta verrà stabilita dalla Commissione europea, che la aggiornerà ogni due anni per tenerla allineata ai costi effettivi dei controlli: durante i negoziati si era ipotizzato un importo vicino ai 2 euro, ma il testo approvato lascia la decisione a Bruxelles. La nuova tassa si somma al dazio forfettario di 3 euro per articolo che dal 1° luglio 2026 si applica alle spedizioni di valore inferiore a 150 euro, introdotto con l’abolizione della vecchia franchigia doganale. Una versione ridotta del prelievo è prevista per i venditori extra-UE che portano la merce in magazzini situati in Europa e la importano in imballaggi raggruppati, con quantità abbastanza elevate da rendere più semplici le verifiche.

Quali obblighi hanno le piattaforme di ecommerce extra-UE

Con la riforma, i venditori e le piattaforme che facilitano la vendita a distanza di merci provenienti da paesi terzi verso clienti europei assumono la qualifica di importatore. In termini pratici diventano i soggetti che rispondono davanti alla dogana, quindi devono trasmettere alle autorità tutti i dati richiesti e pagare o garantire dazi e oneri. Spetta a loro anche assicurarsi che i prodotti spediti in Europa rispettino le norme dell’Unione in materia di sicurezza e conformità. Per rendere effettiva questa responsabilità, le società dovranno avere sede nell’Unione oppure farsi rappresentare da un’entità stabilita in Europa che possieda lo status di operatore economico autorizzato (la certificazione che le dogane rilasciano alle imprese ritenute affidabili) o quello di operatore di fiducia. L’obiettivo dichiarato del legislatore è impedire l’uso di società di comodo create per aggirare le regole.

Le imprese che violano ripetutamente le norme rischiano multe tra l’1% e il 6% del valore complessivo delle merci importate nei dodici mesi precedenti, oltre alla sospensione o alla revoca dello status di operatore affidabile.

Per chi rispetta le regole arriva invece il regime “Trust and Check”, dedicato agli operatori di import-export disposti a collaborare in modo trasparente con le dogane. L’accesso richiede una verifica iniziale e l’apertura dei sistemi elettronici aziendali alle autorità; in cambio le spedizioni saranno controllate con minore frequenza e le imprese avranno più margine nel pagamento di dazi e tasse. La qualifica di operatore economico autorizzato resta in vigore, così che anche le aziende più piccole possano ottenere uno status doganale agevolato.

Cosa cambia con l’EU Data Hub e la nuova autorità doganale

Sul fronte tecnologico nasce l’EU Data Hub, una piattaforma informatica unica che prenderà il posto di almeno 111 sistemi oggi usati dalle dogane dei diversi paesi, con un utilizzo facoltativo dal 2031 che diventerà obbligatorio dal 2034. Le imprese potranno dichiarare le merci e dialogare con le autorità in tempi più rapidi, mentre gli uffici doganali avranno a disposizione dati completi per valutare i rischi e collaborare oltre confine.

A gestire il sistema sarà la nuova autorità doganale europea, l’EUCA, con sede a Lille, incaricata anche di coordinare la cooperazione tra le dogane nazionali.

Il relatore Dirk Gotink, eurodeputato olandese del Partito popolare europeo, ha definito il testo la più grande riforma delle dogane europee dal 1968. Gotink ha raccontato di aver osservato direttamente l’ondata di pacchi provenienti dalla Cina che violano le norme dell’Unione e sfuggono al fisco, con un carico di lavoro che ha messo in difficoltà gli uffici. Secondo il relatore, la riforma chiude la stagione delle importazioni economiche e spesso non conformi, mentre gli 80.000 funzionari doganali europei avranno gli strumenti necessari per proteggere consumatori e imprese nei prossimi decenni. La Commissione aveva avviato la revisione nel maggio 2023 per rispondere al flusso crescente di piccoli pacchi provenienti da negozi online extra-UE, spesso usati come canale d’ingresso per prodotti non sicuri. Dopo la firma, il regolamento sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione ed entrerà in vigore il giorno successivo, mentre gli Stati membri avranno dodici mesi di tempo per applicare integralmente le nuove regole.