EU Kids Act, i governi UE si preparano a trattare e spetta agli Stati garantire la verifica dell’età

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Il Consiglio dell'Ue avvia l'esame del Kids Act nel gruppo di lavoro audiovisivo e media, mentre i ministri di Istruzione, gioventù, cultura e sport ne discuteranno per la prima volta il 20 novembre. Ogni Stato membro dovrà mettere a disposizione almeno un sistema di verifica dell'età approvato dall'Ue e uno strumento elettronico con cui i genitori autorizzano i figli di 13 e 14 anni all'uso dei mini account social.

Il Kids Act, la proposta europea che fissa un’età minima per l’uso dei social, esce dagli uffici della Commissione ed entra nella fase in cui a pesare saranno i governi nazionali.

Bruxelles ha illustrato il testo ai diplomatici degli Stati membri e le capitali si preparano ad aprire il negoziato già dalla prossima settimana. Un diplomatico europeo ha spiegato a Euractiv che nel Consiglio dell’Ue la guida politica del dossier spetterà ai ministri di Istruzione, gioventù, cultura e sport, con una prima discussione fissata per il 20 novembre. Il lavoro tecnico comincerà invece nel gruppo che si occupa di audiovisivo e media, affiancato con un ruolo di coordinamento da quello dedicato alle telecomunicazioni. Nella presentazione consegnata alle delegazioni, ottenuta dalla testata, la Commissione ha spiegato nel dettaglio come intende dividere i compiti con i governi, a partire dal controllo dell’età degli utenti, il requisito su cui poggia l’intera architettura del regolamento.

Cosa prevede il Kids Act per i minori sui social

Il testo, presentato a metà settembre dopo l’annuncio di Ursula von der Leyen nel discorso sullo stato dell’Unione, chiude l’accesso ai social agli under 13 e stabilisce a 15 anni l’età minima europea per aprire un profilo personale in autonomia. Chi ha 13 o 14 anni potrà usare soltanto mini account creati e seguiti da un genitore o da un tutore, con funzioni ridotte e un limite di tempo già integrato, mentre contatti e ore davanti allo schermo restano sotto il controllo dell’adulto. Gli obblighi di progettazione sicura accompagnano comunque i ragazzi fino alla maggiore età.

Per i bambini più piccoli la proposta prevede un’unica eccezione facoltativa, cioè l’accesso a servizi video pensati per l’infanzia tramite l’account del genitore, con un tetto di un’ora al giorno.

Il perimetro del regolamento va oltre i social network. Gli app store dovranno assegnare una classificazione per età a ogni applicazione e impedire ai minori di scaricare quelle inadatte, mentre i videogiochi online e gli assistenti conversazionali basati sull’intelligenza artificiale, compresi gli AI companion, saranno soggetti a regole di sicurezza specifiche, come il divieto di progettare sistemi che creano dipendenza emotiva nei più giovani. Per tutti i servizi coinvolti la Commissione vieta le funzioni pensate per trattenere gli utenti il più a lungo possibile, fra cui lo scorrimento infinito, le serie di giorni consecutivi da mantenere, le notifiche che richiamano sull’app e i filtri che modificano l’aspetto fisico. Restano escluse le enciclopedie senza scopo di lucro, i servizi educativi e scientifici, le piattaforme di sviluppo open source e i servizi gestiti da o per conto delle autorità pubbliche.

Come funzionerà la verifica dell’età nei Paesi Ue

Per rendere applicabili le soglie di età ogni Stato membro dovrà mettere a disposizione dei cittadini almeno una soluzione di verifica approvata dall’Ue. Il sistema si basa sul modello tecnico sviluppato dalla Commissione e sulle cosiddette prove a conoscenza zero, una tecnica crittografica che consente di dimostrare di aver superato una certa età senza comunicare alla piattaforma la data di nascita o l’identità. Ai governi spetterà anche accreditare le autorità pubbliche incaricate di certificare queste soluzioni e i soggetti che rilasciano le attestazioni di età, per poi inserirli nelle liste europee di fornitori fidati, che tutti i Paesi dovranno riconoscere. Le capitali dovranno inoltre predisporre uno strumento elettronico semplice da usare e rispettoso della privacy, con cui genitori e tutori potranno dimostrare di esercitare la responsabilità genitoriale e dare il consenso all’uso dei mini account da parte dei figli di 13 e 14 anni.

Per aprire un account autonomo su social e piattaforme video l’età andrà verificata, senza possibilità di autodichiarazione. Per gli altri obblighi il testo ammette metodi più flessibili, come la stima dell’età dal volto o i dati della carta di credito già forniti dall’utente. Gli account esistenti degli under 15 saranno disattivati quando le regole diventeranno applicabili, mentre chi dispone già di indicatori affidabili, come la data di creazione del profilo, potrà evitare nuovi controlli sulla maggior parte degli iscritti.

Quali obblighi avranno le piattaforme con il Kids Act

La Commissione motiva la scelta di una legge europea con la frammentazione in corso, visto che sei leggi nazionali sono già state notificate con la procedura Tris, il meccanismo con cui gli Stati comunicano a Bruxelles le nuove regole tecniche prima di adottarle. Altri quindici Paesi hanno piani in preparazione, con soglie che vanno dai 13 ai 16 anni.

Per le piattaforme con oltre 45 milioni di utenti mensili nell’Ue, definite molto grandi dal Digital Services Act, il regolamento rovescia l’onere della prova e chiede di dimostrare in anticipo di essere sicure. Quelle già designate dovranno inviare alla Commissione un piano di conformità dettagliato entro 30 giorni dall’applicazione delle norme, mentre per le nuove designazioni il termine sale a quattro mesi. Seguirà un audit indipendente commissionato e pagato dall’azienda, sul modello delle revisioni contabili, con squadre che dovranno includere esperti di diritti dell’infanzia, pediatria, psichiatria infantile e protezione dei dati. Il rapporto finale andrà consegnato a Bruxelles entro due mesi e una sintesi sarà resa pubblica. Se la Commissione rileva carenze, l’azienda avrà 30 giorni per presentare un piano correttivo e altri 60 per attuarlo, sotto la verifica del revisore. Nelle procedure accelerate le prime contestazioni potranno arrivare entro 30 giorni e la decisione finale entro 90.

La vigilanza su social, piattaforme video, app store e piattaforme di gioco seguirà lo schema del Dsa, con la Commissione competente per i grandi operatori e le autorità nazionali per quelli più piccoli. Chatbot e AI companion ricadranno invece sotto l’AI Act, mentre i videogiochi estranei a entrambe le discipline saranno controllati dalle autorità del Paese in cui l’azienda ha sede. Le piattaforme molto grandi verseranno anche un contributo annuo di vigilanza, integrato in quello già previsto dal Dsa e limitato allo 0,03% del reddito netto dell’esercizio precedente.