Una pagina colpita da una penalizzazione di Google potrà tornare visibile a chi la cerca da Roma o da Berlino, mentre resterà declassata per chi la cerca da New York. È questo l’effetto della revisione annunciata dall’azienda sulla propria normativa contro l’abuso della reputazione del sito, l’insieme di regole introdotto nel 2024 per colpire i contenuti pubblicati da soggetti terzi su domini autorevoli allo scopo di sfruttare il posizionamento che quei domini si sono guadagnati con i propri articoli. Dal 30 agosto le azioni manuali applicate in base a quelle regole smetteranno di incidere sui risultati mostrati agli utenti dello Spazio economico europeo.
Il perimetro geografico della decisione coincide con quello del Digital Markets Act, quindi copre i 27 Stati dell’Unione insieme agli altri Paesi aderenti all’area.
Come funziona la nuova applicazione della policy antispam di Google
Le sanzioni restano registrate nei sistemi dell’azienda, cambia la loro proiezione geografica.
Chi gestisce un sito continuerà a ricevere la notifica della penalizzazione nel proprio pannello Search Console, potrà rispondere e chiedere il riesame come è avvenuto finora, ma il declassamento produrrà conseguenze soltanto sulle ricerche effettuate fuori dall’area europea. Poiché molte pagine vengono consultate da utenti sparsi ovunque, la stessa risorsa potrà comparire in posizioni differenti a seconda del Paese da cui parte la query. Per le redazioni che avevano visto sparire intere sezioni commerciali dal traffico organico europeo, il ritorno di visibilità sarà misurabile già nei giorni successivi all’entrata in vigore della modifica, mentre gli stessi contenuti resteranno penalizzati sui mercati extraeuropei.
Google ha accompagnato l’annuncio rivendicando la validità della propria linea. Un portavoce ha spiegato che restano le preoccupazioni dell’azienda sui tentativi di indebolire le regole antispam e che l’intesa raggiunta riguarda l’approccio applicativo per gli utenti europei insieme a un chiarimento del testo delle norme. La società sostiene che anche il pubblico europeo subisce il fastidio del cosiddetto parasite SEO e delle tecniche pay-to-play che peggiorano la qualità dei risultati.
Perché Bruxelles ha aperto l’indagine sul ranking degli editori
La normativa arriva insieme al core update del marzo 2024 e comincia a produrre effetti concreti dal 7 maggio dello stesso anno, quando partono le prime azioni manuali. A farne le spese sono sezioni commerciali di grandi gruppi editoriali internazionali, da CNN Underscored alle pagine di consulenza all’acquisto del Wall Street Journal, mentre da gennaio 2025 l’ondata raggiunge anche i siti europei, con i portali dedicati ai coupon tra i più colpiti. Ad aprile 2025 diverse associazioni del settore, tra cui News Media Europe e lo European Publishers Council, chiedono a Bruxelles un intervento immediato, denunciando penalizzazioni poco trasparenti e un’applicazione incoerente delle regole. Il 13 novembre 2025 la Commissione europea apre formalmente il procedimento, contestando una possibile violazione degli articoli 6(5) e 6(12) del regolamento sui mercati digitali, che impongono ai gatekeeper condizioni di accesso eque e non discriminatorie anche nel posizionamento dei risultati. Nella nota di avvio l’esecutivo europeo osserva che il declassamento incide su un metodo comune e legittimo con cui gli editori ricavano denaro dai propri siti, e mette in discussione la libertà di fare impresa e di collaborare con fornitori di contenuti esterni.
Sul piano economico la posta è alta: chi viola il regolamento rischia sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale annuo.
Cosa cambia ora nei risultati di ricerca europei
Una prima proposta di impegni presentata a maggio 2026 era stata giudicata insufficiente dal portavoce della Commissione Thomas Regnier.
Il confronto è proseguito fino all’annuncio di questi giorni, che introduce di fatto due standard distinti nello stesso motore di ricerca. Chi lavora sull’ottimizzazione dei contenuti dovrà separare le metriche dell’indice europeo da quelle globali per capire cosa stia realmente accadendo alle proprie pagine, mentre gli operatori del settore si interrogano sul rischio che le SERP continentali tornino a riempirsi di contenuti costruiti soltanto per il posizionamento. Google ha precisato che la revisione riguarda esclusivamente la gestione delle azioni manuali nello Spazio economico europeo e che il contrasto allo spam nella regione prosegue con gli altri strumenti a disposizione, a partire dai sistemi che valutano le sezioni di un sito come entità autonome quando risultano distanti dal contenuto principale.
Il quadro sanzionatorio europeo attorno a Mountain View resta pesante: lo scorso 23 luglio la Commissione ha già inflitto all’azienda 890 milioni di euro per due violazioni distinte del regolamento, la prima decisione di non conformità mai adottata nei confronti del gruppo. L’indagine sul trattamento riservato ai siti editoriali resta aperta.
