La corsa europea ai data center per l’AI si scontra con le proteste dei cittadini online

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Il Cloud and AI Development Act della Commissione europea punta a triplicare la capacità dei data center dell'Unione entro cinque-sette anni e prevede zone di accelerazione con permessi semplificati per i progetti sostenibili. Nella consultazione pubblica sul testo molti cittadini hanno inviato commenti critici su ambiente, consumo di risorse e privacy, mentre l'industria chiede di accelerare.

Il Cloud and AI Development Act, la proposta con cui la Commissione europea vuole accelerare la costruzione di data center e triplicare la capacità di calcolo dell’Unione, ha raccolto un numero elevato di commenti da parte di cittadini preoccupati. I contributi arrivano sul portale di consultazione della Commissione e mostrano dubbi diffusi sull’impatto ambientale e sulla privacy dei data center, in contrapposizione alla linea del settore, che chiede di procedere senza indugi.

Cosa prevede il Cloud and AI Development Act

La proposta fa parte del pacchetto sulla sovranità tecnologica presentato a giugno 2026 e fissa l’obiettivo di portare i data center europei ad almeno tre volte la capacità attuale entro cinque-sette anni.

Secondo la Commissione l’aumento servirà a coprire entro il 2035 il fabbisogno di imprese e pubbliche amministrazioni. I progetti che rispettano criteri di efficienza delle risorse e di innovazione potranno contare su permessi semplificati e su sostegni pubblici, con le tutele ambientali e sanitarie che restano in vigore. Gli Stati membri dovranno inoltre favorire zone di accelerazione, aree dove la disponibilità di energia sia adeguata alle esigenze dei data center. Per la pubblica amministrazione sono previsti anche criteri per valutare se un servizio cloud di terzi sia sufficientemente protetto dal controllo di soggetti stranieri.

La Commissione ha previsto una raccolta di osservazioni sul testo dal 2 luglio al 27 agosto 2026. La partecipazione è aperta a imprese e associazioni oltre che ai singoli cittadini, che possono inviare il proprio parere attraverso il portale Have your say.

Cosa dicono cittadini e industria sui data center

Tra le osservazioni pubblicate sul portale c’è quella di un cittadino tedesco, secondo cui i data center comportano un costo troppo alto, fatto di distruzione ambientale, risorse sprecate, spazio occupato e annientamento assoluto della privacy legato alla raccolta e al furto di dati da parte delle aziende. Lo stesso autore contesta anche gli effetti dell’intelligenza artificiale sull’occupazione, sulla conoscenza, sulle capacità creative e sul pensiero critico. Un’analisi di Annelieke Mooij della Tilburg Law School, pubblicata su EU Law Analysis, indica che nel 2024 i data center hanno assorbito circa il 3% dell’energia consumata nell’Unione.

L’industria sostiene che l’Unione non abbia tempo da perdere e che l’infrastruttura per l’AI debba crescere. Il presidente di Siemens, nuovo inviato speciale, consiglierà Ursula von der Leyen sull’adozione dell’intelligenza artificiale industriale.