MILANO – Autorità di vigilanza, legislatori europei e nazionali, associazioni dei consumatori e aziende che vendono online hanno condiviso gli stessi tavoli nella terza edizione di Forward.Talks, la cena-dibattito ideata dall’avvocato Antonino Polimeni, fondatore dello studio Polimeni.Legal specializzato in diritto del digitale, ospitata ieri sera dal Teatro Santeria Toscana 31 di Milano nell’ambito della Milano Digital Week 2026. Al posto delle poltrone la platea, composta da imprenditori, manager e professionisti impegnati ogni giorno tra marketing, operations, tecnologia e compliance, ha trovato tavoli apparecchiati, con gli interventi che si sono alternati sul palco durante la cena. Il programma, privo di sponsor e di presentazioni commerciali, ha riunito in una sola serata soggetti che di solito dialogano a distanza, tra istruttorie, segnalazioni, tavoli tecnici e convegni di settore.
Il ddl sul Tribunale del Digitale e l’interrogazione di Benifei sulle piattaforme
Tra i temi istituzionali della serata c’era il disegno di legge sul cosiddetto Tribunale del Digitale, di cui il senatore Nicola Irto è primo firmatario. Il testo, presentato al Senato l’11 giugno, illustrato in conferenza stampa a palazzo Madama l’8 luglio e assegnato il 21 luglio alla Commissione Giustizia in sede redigente, prevede sezioni specializzate presso tribunali e corti d’appello per le controversie civili e commerciali su software, cloud, dati e intelligenza artificiale, con l’obiettivo di affidare un contenzioso sempre più tecnico a magistrati con competenze specifiche. Si tratta di un modello che, se approvato, porterebbe l’Italia tra i primi Paesi europei a dotarsi di giudici dedicati a queste materie, come Byte.it aveva evidenziato all’indomani della presentazione. Lo stesso Irto, nell’intervista rilasciata alla nostra testata, aveva sostenuto che la giustizia deve evolvere insieme all’economia digitale. Ieri sera ha spiegato che, nonostante la legislatura sia gli sgoccioli, l’impegno per portare il ddl all’approvazione sarà massimo e che, in ogni caso, rimarrà in dote al prossimo Parlamento per poter riprenderne immediatamente l’iter.
L’europarlamentare Brando Benifei, co-relatore dell’AI Act, ha annunciato dal palco che presenterà un’interrogazione sul rapporto difficile tra le grandi piattaforme e le aziende che operano al loro interno. Un anno fa, proprio a Forward.Talks, Benifei aveva anticipato il rinvio degli obblighi del regolamento europeo per i sistemi ad alto rischio, poi fissato dal Regolamento (UE) 2026/1744 al 2 dicembre 2027 per i sistemi autonomi e al 2 agosto 2028 per quelli integrati nei prodotti.
Dark pattern, ascolto del cliente e acquisti con l’AI, il confronto tra Antitrust e consumatori
Il confronto tra Antitrust e consumatori, moderato da Polimeni, è partito dalle trappole nascoste nelle interfacce dei siti. Iacopo Berti, responsabile del Dipartimento per la tutela del consumatore dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ha ricordato che qualche anno fa le segnalazioni riguardavano soprattutto i numeri a pagamento imposti per i reclami, in servizi per il resto completamente digitali, dalla prenotazione alla carta d’imbarco. Oggi le pratiche scorrette sono più sofisticate e prendono la forma dei dark pattern, che l’Autorità classifica in una tassonomia comprendente la falsa urgenza, i costi nascosti, i percorsi in cui entrare è facile e uscire molto meno e le tecniche di depistaggio. Il contatore che annuncia l’ultima camera d’albergo o l’ultimo posto in volo diventa contestabile quando l’informazione risulta falsa, come nel caso di Deghi, l’e-commerce di arredamento sanzionato a giugno con 2 milioni di euro per countdown che allo scadere dei trenta giorni ripartivano alle stesse condizioni. Berti ha spiegato che gli uffici possono muoversi anche senza segnalazioni, che comunque arrivano in gran numero, e che con un organico ridotto rispetto ai settori da presidiare l’Autorità si concentra sugli operatori rilevanti e sugli interessi economici concreti, con un occhio ai casi che presentano profili di novità. Le verifiche partono da screenshot acquisiti al fascicolo e dal monitoraggio di cinque o sei prodotti, seguiti come farebbe un normale cliente fino alla scadenza del timer, mentre nel procedimento contro Deghi hanno pesato anche una dichiarazione a verbale dell’amministratore delegato e gli elenchi di magazzino da cui risultava che sedie e tende da esterno erano tutt’altro che esaurite. Alla domanda di Polimeni sulla convinzione, diffusa tra le imprese, che l’Autorità avvisi sempre prima di sanzionare, il dirigente ha risposto che ogni azienda ragiona in termini di rischi e guadagni, ma deve fare i conti con i danni reputazionali e con le class action promosse dalle associazioni dei consumatori, il cui esito è difficile da prevedere.
Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha chiesto alle aziende di tenere distinti i dati raccolti sul cliente dall’ascolto delle sue esigenze, riprendendo anche i temi trattati nel suo ultimi libro “Il cliente non ha sempre ragione, ma conviene ascoltarlo” del qualche aveva discusso con Byte in una interessante intervista che potete leggere qui. Un supermercato conosce i prodotti arrivati alla cassa e ignora le esitazioni davanti allo scaffale, mentre un e-commerce registra movimenti del mouse, heatmap e carrelli abbandonati. Per spiegare la differenza Dona ha raccontato la storia che apre il suo ultimo libro, quella di Reed Hastings, che nel 1997 pagò a Blockbuster una penale di 40 dollari per una videocassetta riconsegnata con sei settimane di ritardo e da quella frustrazione arrivò a fondare Netflix, piattaforma che ha poi fatto dell’ascolto un metodo, come mostra la funzione Skip Intro nata dall’osservazione degli utenti che trascinavano il cursore per saltare la sigla.
Elisabetta Trenta, le imprese e la ricerca sul palco di Forward.Talks
Durante il dialogo-intervista che ho avuto modo di condurre al Santeria, l’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta è partita dal suo libro, costruito come un dialogo con quattro intelligenze artificiali dai caratteri molto diversi, battezzate Chiacchierona (ChatGpt), Claudia (Claude), Reticente (DeepSeek) e Precisetta (Perplexity). Secondo Trenta gli allarmi lanciati negli ultimi mesi, dalle dimissioni del ricercatore di Anthropic Jacob Coxon agli avvertimenti di Bill Gates, devono far riflettere e richiedono una regolamentazione forte accompagnata da un investimento serio nella formazione. L’ex ministra si è soffermata in particolare sul funzionamento della catena di comando, che conosce dall’interno, e su come cambia la responsabilità quando a proporre una risposta militare in pochi secondi è un sistema automatico e all’essere umano resta il compito di approvarla o respingerla.
La tavola rotonda dedicata alle imprese, moderata da Sara Barni, direttrice Librerie Digitali del Gruppo Feltrinelli, ha riunito Elena Midolo, amministratrice delegata di Clio Make-up, Marella Levoni, socia e direttrice Comunicazione di Levoni S.p.A., e Marco Catani, Strategy e Research Lead di EssilorLuxottica.
A chiudere brillantemente la serata è stata Inès El Gataa, matematica e ricercatrice nel campo dell’intelligenza artificiale, salita sul palco con uno splendido abito palestinese per portare la prospettiva della ricerca, da una prospettiva diversa e innovativa, dopo gli interventi di istituzioni e imprese. Ai singoli momenti della serata Byte.it dedicherà nei prossimi giorni approfondimenti separati, a partire dalle interviste e dalle tavole rotonde che hanno animato la terza edizione di Forward.Talks.
